Rifiuti Organici è uno sguardo profondo e ironico sulla solitudine nelle relazioni romantiche e nel contesto urbano contemporaneo, attraverso il punto di vista totalmente femminile della protagonista, Sofia.
Una storia quasi vera, che ambientata nel Seicento parlerebbe di una strega, invece Sofia vive nel 2024 e quindi psicopatica.
Su di un tappeto drammaticamente pop, Sofia racconta chi è morto e quello che avrei voluto dirti.
Chi è morto è il gioco intimo della coppia Sofia-Carlo.
Ma qualcuno è morto veramente.
Sofia non sa chi sia e naviga nell’ambiguità tra l’ossessione per la morte di uno sconosciuto e la paura della perdita della persona amata, nonché di se stessa. Si interroga, in un luogo che può essere sia casa che chiesa, il suo luogo di culto. Quando dice Quello che avrei voluto dirti, Sofia non è più sola, con lei c’è Carlo. Il loro dialogo è il tentativo ossessivo di riscrivere il passato, intrappolandosi in un loop senza via di uscita in cui accogliere le verità reciproche sembra impossibile. L’unica apertura verso l’autenticità tra loro avviene quando giocano a “chi è morto”: ma chi è morto davvero nel cortile?