Chiusura Giglio Bagnara: opinioni, speranze e previsioni in via Sestri e dintorni. La nostra intervista

Genova, 28/02/2025.

Giglio Bagnara richia la chiusura: dopo 155 anni di attività il grande negozio di abbigliamento di via Sestri dovrebbe terminare la sua lunga storia entro il 2025. Questa è la notizia che da qualche giorno sta monopolizzando le cronache non solo del Ponente, ma di tutta la città di Genova. 

L'amministratore delegato Enrico Montolivo ha annunciato la liquidazione volontaria e ventinove dipendenti restano a casa. Alcune autorità si sono mobilitate per avviare un dialogo con la proprietà e con parti terze interessate, in modo da poter valutare eventuali soluzioni. Il facente funzioni sindaco Pietro Piciocchi, insieme agli assessori al Commercio Paola Bordilli e al Lavoro Mario Mascia hanno infatti incontrato proprio Enrico Montolivo, inoltre ha avuto luogo un presidio a supporto dei dipendenti e delle loro famiglie.

In via Sestri le opinioni, le speranze per il futuro e le previsioni si susseguono. Abbiamo chiesto proprio ai sestresi cosa pensano di questa situazione che mette a serio rischio non solo un'attività commerciale, ma una vera e propria istituzione. Per uno strano gioco del destino e delle logiche di mercato, proprio ora che Sestri Ponente ha ritrovato il suo Teatro Verdi, un altro caposaldo della vita di quartiere sta per chiudere.

Partiamo da piazza dei Micone, tra i mille coriandoli di questo Carnevale 2025 e i gonfiabili colorati su cui giocano i bimbi e le bimbe di Sestri Ponente: «Giglio Bagnara è un'istituzione, mi dispiace immensamente pensare che tutto potrebbe finire, soprattutto il mio pensiero va ai dipendenti e alle loro famiglie», afferma una signora, seduta accando al marito. «Da ragazzo ho lavorato lì, quindi il mio dispiacere è ancora più grande perchè ho molti ricordi di gioventù all'interno di quella realtà», le fa eco il marito. «Non vedo nuvole bianche all'orizzonte, mi auguro che le istituzioni facciano qualcosa».

Poco più in là, chiediamo l'opinione di una ragazza più giovane: «Da sestrese posso dire che spesso mi è capitato di fare shopping da Bagnara, ma è anche vero che attualmente l'acquisto online ha preso un po' il sopravvento. I prezzi sono più bassi e spesso mi trovo a comprare sul web».

Lo stesso vale per una giovane mamma, che passeggia per via Sestri con il piccolo Pietro, tre mesi e due splendidi occhi azzurri: «Soprattutto in questo momento della mia vita preferisco gli acquisti online. Lo trovo più comodo ed evito il chiasso dei negozi. Su un'unica pagina trovo tutto, posso scegliere tra tantissime opzioni».  

Proprio da Giglio Bagnara escono due signore, dall'outifit elegante e con tanta voglia di chiacchierare con noi: «È un vero peccato! Era l'ultimo negozio che aveva resistito». «Io sono cliente da tanti anni», ci racconta la sua amica, sfoggiando un vistoso cappotto rosso, «certo i prezzi non sono bassi, ma i capi che ho acquistato qui li ho indossati per anni. Se proprio Bagnara deve chiudere, mi auguro che al suo posto apra comunque un negozio di qualità, che venda magari abbigliamento e casalinghi».

Ma cosa ne pensano gli altri commercianti di via Sestri? Lo chiediamo ad Antonello, titolare da tanti anni del bar Le Tentazioni, un'altra istituzione del quartiere, dove le persone si icontrano per un caffè o per l'aperitivo. Qui si formano sempre lunghe file, non c'è pericolo di chiusura, ma sicuramente la notizia di una probabile cessata attività a pochi metri da qui, alza il livello di allerta anche delle realtà vicine: «Credo che questo sia il risultato di almeno vent'anni di liberalizzazione selvaggia. C'è bisogno di un piano regolatore che tuteli le attività. Quando un negozio chiude la perdita non è solo commerciale, ma anche sociale, perchè sono le persone il motore dei vari punti vendita. La perdita, quindi, è di tutti».

Si avvicina a noi una signora in coda alla cassa, per pagare il suo caffè, che ci racconta il suo punto di vista: «Bagnara è un simbolo, tutti qui siamo affezionati a quella grande attività e tutti hanno un ricordo tra quelle mura. Io, ad esempio, lì ho comprato il mio vestito da sposta. Qui a Sestri non abbiamo bisogno di altri supermercati! Il commercio è pur sempre ricchezza, lo comprendo, ma non può essere tutto omologato. C'è la necessità di punti di incontro e di socialità, perchè entrare in un negozio e fare due chiacchiere con una commessa che ti conosce da anni e che conosce la realtà del tuo quartiere, ha tutto un altro sapore!»

Di Paola Popa

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