Dal 21 al 23 marzo 2025, il Teatro Gioiello ospita una delle commedie più celebri di Peppino De Filippo, “Non è vero ma ci credo”, con Enzo De Caro nel ruolo del protagonista e la Compagnia Luigi De Filippo al completo. Questo spettacolo, della durata di 90 minuti senza intervallo, è diretto da Leo Muscato, regista che vanta una lunga esperienza nel teatro italiano e un forte legame con la tradizione della commedia napoletana.
La storia si svolge nella Napoli degli anni ‘80, una città vivace e contraddittoria dove il folklore si mescola alla modernità. Il protagonista, Gervasio Savastano, è un ricco imprenditore afflitto da un’ossessione patologica per la sfortuna, o meglio, per la “iettatura”. Questa paura lo rende paranoico e sospettoso, fino al punto di vedere segni nefasti ovunque: nelle persone che incontra, nelle lettere che riceve, persino nei sogni che lo tormentano di notte.
Il suo terrore irrazionale di perdere tutto ciò che ha costruito con fatica lo porta a compiere gesti estremi e ridicoli. Licenzia il suo impiegato Malvurio solo perché crede che sia portatore di sfortuna. Malvurio, esasperato, minaccia di portarlo in tribunale per calunnia, aggravando ulteriormente lo stato di ansia del povero Savastano.
Le manie ossessive dell’imprenditore non rendono la vita facile nemmeno ai suoi familiari: moglie e figlia vivono prigioniere delle sue paure, impossibilitate a uscire di casa. Anche i suoi dipendenti sono stremati dalle continue crisi isteriche del padrone.
La svolta arriva con l’apparizione di Sammaria, un giovane brillante e preparato in cerca di lavoro. Ma ciò che più attira l’attenzione del commendatore è un particolare fisico del ragazzo: la sua gobba. Per Savastano, questa caratteristica è un segno di fortuna, una garanzia contro le sue paure.
Da qui prende il via una serie di situazioni paradossali ed esilaranti, che giocano sulle superstizioni e sulla credulità del protagonista, portando il pubblico a riflettere su quanto l’ossessione possa deformare la realtà e condurre al ridicolo.
La scelta di Leo Muscato di portare in scena “Non è vero ma ci credo” non è casuale. La sua carriera teatrale è cominciata proprio accanto a Luigi De Filippo, il quale lo accolse nella sua compagnia quando era ancora uno studente universitario a Roma. Due stagioni passate a calcare i palchi d’Italia con vecchie tournée da 200 repliche l’anno, durante le quali Muscato imparò le basi della recitazione e della messa in scena direttamente da uno dei più grandi interpreti della commedia napoletana.
Anni dopo, poco prima della sua morte, Luigi De Filippo aveva proposto a Muscato di lavorare insieme a un nuovo progetto. Purtroppo, non ci fu mai occasione di realizzarlo. Tuttavia, come omaggio al suo maestro, Muscato ha scelto di riprendere proprio “Non è vero ma ci credo”, lo stesso spettacolo con cui aveva iniziato la sua carriera.
Pur rispettando la struttura e lo stile della tradizione napoletana, Leo Muscato ha deciso di attualizzare ulteriormente l’opera. Se Peppino De Filippo l’aveva ambientata nella Napoli degli anni ‘30 e Luigi De Filippo l’aveva spostata agli anni ‘50, Muscato ha scelto di collocare l’azione negli anni ‘80.
Questa scelta non è casuale. Gli anni ‘80 a Napoli rappresentano un’epoca di grandi contrasti e vitalità. È la Napoli di Mario Merola, Pino Daniele e Maradona, un luogo dove convivono tragedia e comicità, folklore e modernità, e dove il concetto di superstizione ha ancora un peso importante nella cultura popolare.
Muscato cerca di dare alla storia un sapore contemporaneo, mantenendo però intatto il meccanismo comico e la struttura tipica della commedia dell’arte, con personaggi dai nomi improbabili che ricordano maschere popolari senza tempo.
Oltre a Enzo De Caro nei panni di Gervasio Savastano, la compagnia si avvale della presenza di talentuosi attori come Carlo Di Maio, Roberto Fiorentino, Carmen Landolfi, Massimo Pagano, Gina Perna, Giorgio Pinto, Ciro Ruoppo, Fabiana Russo e Ingrid Sansone.
Le scene sono curate da Luigi Ferrigno, mentre i costumi sono realizzati da Chicca Ruocco. Le luci, progettate da Pietro Sperduti, contribuiscono a creare l’atmosfera ironica e surreale della storia. Roberto Fiorentino, che figura anche nel cast, ricopre il ruolo di assistente alla regia.